Ph. Marcos Dorneles

La storia del rifugio per migranti “Hermanos en el Camino” a Ciudad Ixtepec, Oaxaca fondato da padre Alejandro Solalinde comincia venti anni fa, a bordo della “Bestia” su cui il religioso salì per osservare in prima persona le sofferenze delle persone che cercano di raggiungere gli Stati Uniti risalendo il continente americano.

La Bestia è il nome che i migranti hanno dato al gigantesco treno merci sul cui tetto ogni anno migliaia di persone provano a raggiungere il nord del Messico per entrare poi negli Stati Uniti. Il viaggio dura giorni: un treno della speranza che è anche, per tanti di loro, il treno della morte.

Alejandro Solalinde, candidato al premio Nobel per la Pace nel 2017, è stato ospite a Palazzo Falletti di Barolo di un appuntamento del Festival, insieme al professore Antonio Nicaso, saggista ed esperto di ‘ndrangheta, di cui ha narrato storie e connessioni in diversi saggi. Padre Solalinde ha raccontato la vicenda di questa sua “terza vita” con i migranti, un’esperienza che continua ancora oggi e che ha raccolto nel libro “I Narcos mi vogliono morto” pubblicato sette anni fa per EMI

Il mio albergo è il più grande del Messico – racconta – Dopo aver toccato con mano l’esperienza della migrazione a bordo della Bestia, ho sentito il bisogno di proteggere la gente che scendeva da quel treno, provavo angoscia per non avere un luogo dove poterli aiutare. La gente non li voleva nemmeno in chiesa, aveva paura. I poliziotti rubavano tutto ai migranti mentre oggi possiamo dire che non abbiamo più una situazione pericolosa come prima. All’inizio non avevo risorse, nessuno mi concedeva il terreno per quello che avevo in mente, ma è successo un miracolo e abbiamo costruito l’albergo: forse non è bello ma funziona. Nel 2006 sono andato sul treno con loro e avevo 60 anni, oggi ne ho 80 e sono ancora al loro fianco”.

La “Bestia” in movimento nel cuore del Messico – dal doc “La Bestia”

Il prete messicano spiega la scintilla che gli ha dato la forza per il suo progetto. “Ho trovato Dio nei migranti, persone che non stanno bene, che sono invisibili. Sono bambini, donne, uomini, giovani che portano una speranza, hanno un sogno: quello di non rimanere nella loro terra chiusi come in un recinto. A volte, per vivere, bisogna fuggire verso quella nuova vita che esiste nella loro mente e nel loro cuore. Hanno un mistero esistenziale, di fede. Dio non fa le migrazioni, ma accompagna tutte le migrazioni. Gesù era un migrante. I migranti hanno cambiato la mia vita. Con loro ho perso la paura di morire e scelto di vivere per accompagnarli e difenderli”.

Il percorso è stato durissimo, perché il contesto politico e sociale non ha reso facili le cose. “I Narcos minacciavano non solo me, ma anche altre persone di chiesa. All’inizio avevo la scorta, dodici anni fa, erano in 4: da qualche anno ho chiesto che fosse solo una persona a rischiare la vita per difendere la mia”. Padre Solalinde ha dovuto anche lasciare il Paese per le minacce ricevute ma è tornato per portare avanti la sua missione.

“Il problema del Messico è che esiste il crimine organizzato e il crimine autorizzato. Le centinaia di cause intraprese per denunciare la malavita ma anche i soprusi della polizia sono state tutte interrotte, per minacce, offerte di denaro e corruzione. Un solo caso rimane in piedi: quello di un giovane nicaraguense, Elvis, catturato dalla polizia di controllo per la migrazione messicana del vecchio governo, da cui ha subito torture e violenze dentro le stazioni di detenzione per i migranti. È stato torturato e deportato, ma lui è tornato, ha parlato con me e ha chiesto giustizia, nonostante gli siano stati offerti milioni di pesos per lasciare perdere”.

Padre Alejandro Solalinde – ph. Palazzo Barolo IG

Uno degli equivoci principali legati alle storie di migrazione è che sia una scelta evitabile. “Ma è il sistema capitalista ad aver creato un inferno nei luoghi d’origine. C’è mancanza di lavoro o è malpagato. I migranti vedono mei media scene di benessere e una vita migliore nei paesi come gli Stati Uniti. Cercano lavoro e opportunità, una tranquillità per se stessi e le loro famiglie. Il migrante va in Nord America soltanto per i dollari, non va per il sogno o per la cultura”.

Negli anni i flussi dei migranti stanno sensibilmente cambiando, complici diverse dinamiche legate alle organizzazioni criminali ma anche all’inquinamento. “Negli ultimi due anni, a parte Europa e Oceania, sono passati tutti attraverso il Messico. Arrivano da Iraq, Filippine, Siria, Libano, Palestina, Egitto e da tutta l’America Latina, eccetto Uruguay e Paraguay. Dall’Africa giungono da ben 28 Paesi su 54 e sono passati in un anno da 6000 a oltre 60000 arrivi. Mai come adesso vediamo tanti trafficanti di persone fare business sulle loro vite”.

Dove trova la speranza Padre Solalinde? “Ho molta fede. E credo molto anche in Claudia Sheinbaum Pardo, prossima presidenta messicana. Ha capito che il Messico è stanco di troppa violenza e ha promesso di lavorare di più su aspetti investigativi. Migrare è un diritto. C’è un istinto naturale alla sopravvivenza e fino ad ora si è fatto poco per combattere la corruzione. Le cose però stanno cambiando. Il popolo messicano nel 2018 ha votato per il cambiamento, adesso è una questione di tempo. Indietro non si torna”.