Cominciamo dalla fine, dal consiglio spirituale di Enzo Bianchi ai presenti: lo stesso lo pratico, è un invito a un vero godimento per cui serve un po’ di intelligenza e di presenza di spirito. Andate in un supermercato, fate il giro degli scaffali e guardate di quante cose non avete bisogno. Poi uscite felici dal supermercato”.

Enzo Bianchi fondatore della Comunità di Bose è stato il protagonista dell’incontro di domenica sera a Terra Madre, organizzato insieme al Festival dell’Accoglienza. Con lui sul palco il fondatore di Slow Food Carlo Petrini, con il direttore di Famiglia Cristiana don Stefano Stimamiglio a porre le domande ai due.

Il tema “Cibo, pace, fraternità” ha indagato l’equilibrio e la relazione tra tre cardini di mondi apparentemente lontani, dall’alimentazione alla spiritualità, ma in realtà in profonda relazione reciproca. La riflessione è partita dal senso della conversione ecologica e anche personale nell’uso di risorse. Il tema 2024 di Terra Madre è “We are nature”: senza rispetto e amore verso la natura, manchiamo di rispetto a noi e, soprattutto, al rispetto delle generazioni future. “Siamo arrivati al momento in cui – racconta Carlo Petrini – per rispondere alla crisi ambientale dobbiamo decidere di cambiare paradigmi di vita. Il sistema alimentare globale è il primo responsabile del disastro ambientale. Il food produce a livello globale il 37% della Co2, mentre ad esempio la mobilità ne è responsabile solamente per il 17%. Nello stesso momento lo spreco alimentare ha raggiunto proporzioni bibliche: si produce cibo per 12 miliardi di viventi mentre noi siamo 8 mld. Ancora più grave se si pensa che 800 milioni di persone vivono sotto la soglia minima di alimentazione e ogni anno si registrano 20 milioni di morti per fame”.

Carlo Petrini ed Enzo Bianchi a Terra Madre

Per Petrini occorre un cambio di paradigma: “Dobbiamo rispettare il creato nel suo insieme. Le risorse del pianeta non sono infinite. Credo che la transizione ecologica durerà qualche secolo. La rivoluzione industriale ha dato benessere ed educazione a diverse parti del Pianeta, ma si basava su un paradigma molto pericoloso: lo sfruttamento infinito delle risorse. Serve una nuova alleanza tra produttori e cittadini, dobbiamo liberarci da questo bisogno compulsivo del consumare”.

Una possibile medicina al consumismo esagerato può essere la fraternità, titolo anche dell’ultimo libro pubblicato da Enzo Bianchi. “I tre principi dell’illuminismo, libertà, uguaglianza e fraternità, sono valori cristiani che sono stati portati avanti da persone che non avevano la Chiesa come guida, anzi. Le acquisizioni delle lotte per la libertà sono stati grandi perché grandi sono stati gli sforzi. Si è combattuto per l’uguaglianza, soprattutto da parte di chi credeva nel socialismo pur con grandi delusioni su quelle che sono state le realizzazioni reali, tant’è che almeno da tre decenni l’uguaglianza trova molto regressioni, stiamo tornando indietro. Si sta aprendo sempre di più il divario tra ricchissimi e i poveri, sempre più poveri. Per la fraternità, invece, non si sono fatte battaglie, è stata la sorella dimenticata. Ci vuole soprattutto un’educazione: fratelli si diventa, non si è”.

Si confonde la fratellanza con il legame di nascita, che però è spesso fonte di tensioni. “Così è anche tra i popoli – ricorda Enzo Bianchi – Più le nazioni sono vicine, più facilmente può scoppiare la violenza terribile. Pensate a Ucraina e Russia, e guardate la ferocia della guerra che li divide. Bisognerebbe educare i nostri figli sin da piccoli ad accettare l’altro, a decentrarsi, a condividere l’amore. Spesso invece si coltiva l’opposizione al diverso da sé”

La fraternità si può imparare a tavola? Per Bianchi la risposta è affermativa: “La tavola è la cattedra della fraternità, è oggi il luogo più democratico. Anche se non bisogna mai dare nulla per scontato. Penso a quello che mi è stato detto a proposito dei monaci, i cui pasti si svolgono nel silenzio più assoluto, nel senso dell’armonia perfetta. Eppure, siatene certi: quando alla fine del pasto si passa la frutta dentro un cesto da un monaco all’altro, la mela meno bella arriverà fino all’ultimo che si servirà. Papa Francesco è il primo che ha capito che l’ecologia dipende dalla giustizia, e dalla giustizia sociale dipende l’ecologia. Fossi il Padre Eterno richiamerei Mosè e gli aggiungerei l’undicesimo comandamento: ama la Terra come te stesso”.

Ci vuole un’ecologia delle relazioni. Su questo punto Petrini è ottimista rispetto alle nuove generazioni.Ho la fortuna di vivere all’interno di un’università con più del 50% studenti stranieri, provenienti da 80 Paesi. Dopo il covid si sente l’incertezza e anche la sofferenza di questo mondo giovanile. Da un lato c’è anche però la volontà di superarla attraverso atteggiamenti virtuosi.

Questa generazione rivendica ma nello stesso tempo si mette disponibile a mettere in pratica le buone pratiche. Siamo di fronte a uno dei crocevia più importanti di questa fase storica. Questo Papa ha coscienza che la fraternità è dimensione universale, non appartiene alla religione. Bisogna difendere la biodiversità culturale. L’esercizio della fraternità si pratica quotidianamente con l’ascolto, soprattutto in situazioni che non condividiamo, per uscire dalla conflittualità”.

A proposito di conflitti e fraternità Petrini dedica l’edizione 2024 a due uomini di Terra Madre le cui vite sono state portate via dalla ferocia umana. Dopo diversi anni, non ci sono oggi con noi un produttore di formaggi israeliano e un coltivatore di olive in Cisgiordania, uccisi entrambi davanti ai loro figli. Io penso a loro, a questi giovani, e mi chiedo quale futuro li attende e quale futuro attende noi. Iniziative come Terra Madre devono diventare prototipi della diversità e della fraternità, altrimenti non ha più senso farle”. Dobbiamo poggiare il futuro di questo appuntamento su due pilastri: l’intelligenza affettiva e l’austera anarchia: dobbiamo essere vicini l’un l’altro, difendendo le diversità che sono il vero valore”.

Il tema delle relazioni poggia soprattutto nella dimensione dell’ascolto, che sembra sia venuta meno. “In questo momento non si pratica molto l’ascolto – ricorda Enzo Bianchi – Non possiamo dimenticare che l’ascolto è il primo esercizio che avviene dentro di noi. Riconosciamo prima la voce di chi parla prima di elaborare le parole delle persone; ed è grazie all’ascolto che noi impariamo a parlare. Se il Vangelo dice che in principio era la parola, per noi è l’ascolto. Cresciamo con l’ascolto, ci formiamo con l’ascolto. È una fatica, certo”.

La politica, in tutto questo, non riesce a tracciare una direzione “Non ha ancora focalizzato le questioni dirimenti – precisa Petrini – Siamo cresciuti dentro una non-politica del limite, il prestigio dipende da quanto consumiamo. Io penso ad aree come le Langhe, che non sono più comunità: non ci sono botteghe, osterie, nemmeno preti. Il primo obiettivo del turismo è rendere felici chi abita i territori, dobbiamo ricostruire le nostre comunità, partendo dai giovani. Non esiste fraternità senza comunità e tutti noi siamo complici di tutto questo. Nel mio paese c’erano sette ciabattini, ora ce n’è uno, conservato come una reliquia”.