Volge al termine, anche quest’anno, il Festival dell’Accoglienza: l’edizione 2025 è stata ricca di importanti novità, nuovi ospiti, migliaia di partecipanti che, dal 16 settembre al 31 ottobre 2025, ci hanno supportato con la propria presenza e il proprio affetto non solo a Torino, ma anche in altre 14 realtà del territorio piemontese.

Andare più in profondità nell’analisi dei dati è certamente un passo necessario per fare un bilancio e cominciare a porsi gli obiettivi per l’anno a venire. Tuttavia, anche le considerazioni qualitative sono fondamentali per osservare i cambiamenti, i progressi e i margini di miglioramento rispetto alle edizioni passate.

Innanzitutto, vogliamo evidenziare come, di fianco alle collaborazioni storiche che hanno offerto un contributo importante negli anni precedenti (Porta delle Culture, Associazione Nocentini, Ballatorino ecc.) sono entrate nella rete nuove realtà che, con le proprie competenze e il proprio entusiasmo, hanno contribuito ad arricchire questa nuova edizione – il Festival della Missione è una di queste. Queste collaborazioni sono l’emblema di come il Festival voglia dirsi collettivo, co-ideato e co-creato, concretizzando un’idea di comunità che esce dalla retorica e si pragmatizza già in fase organizzativa.

Abbiamo cercato quest’anno di dare un ampio spazio al tema della spiritualità, proponendo tre visite in storiche abbazie piemontesi – Abbazia di Vezzolano, Abbazia di Novalesa, Sacra di San Michele. In queste occasioni, si è tentato di valorizzare il silenzio, la bellezza e la sacralità, in contrasto con la frenesia e il caos della quotidianità.

Inoltre, quest’anno abbiamo intensificato le attività con le scuole, ambendo a un sempre maggiore coinvolgimento dei giovani di tutte le fasce d’età, proponendo eventi che potessero stimolare una partecipazione attiva ed una riflessione continua. Abbiamo cercato di cogliere i loro feedback, per poter, da un lato, migliorare la qualità percepita dei nostri eventi dai più giovani e, dall’altro, per meglio comprendere la loro prospettiva, tentando di accorciare il gap generazionale e cogliere le loro impressioni, paure e ambizioni.

In continuità con gli anni precedenti, abbiamo proposto numerosi eventi di natura musicale e artistica, ampiamente apprezzati e partecipati: trattasi di momenti di grande importanza per creare legami e fare comunità. A partire dal concerto inaugurale in collaborazione col Conservatorio G. Verdi di Torino, al festival dei cori interculturali BabelebaB, dal Concerto per piante e violoncello al flashmob di danze folkloriche romene. Intendiamo, anche nei prossimi anni, continuare a proporre momenti di contatto profondo con l’arte e con la musica.

Non ultimo, è per noi importante ricordare come nel cuore del Festival dell’Accoglienza cada il 3 ottobre, momento di grandissima importanza e riflessione per noi e, ci auspichiamo, per tutto il Paese. Si tratta della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione. “Memoria” è una parola che non va presa alla leggera: dobbiamo coglierne il significato profondo, ed impegnarci ad andare oltre al contare – le partenze, gli sbarchi, le vittime. È una parola che ci spinge a fare lo sforzo di comprendere che, dietro a tutti gli “uno” che compongono un dieci, un cento, un mille, un milione, ecco, dietro ad ogni “uno”, c’è un tutto. C’è un’esistenza degna di essere vissuta, ci sono delle speranze, ci sono degli addii, ci sono abbracci, lacrime. Ci sono passi mossi verso una terra sconosciuta, chissà dove, lontano da casa. E così, il 3 ottobre, in varie città del Piemonte, ci riuniamo, leggiamo i loro nomi, accendiamo un cero, pratichiamo questo sforzo, e alla fine comprendiamo che, dietro ad ogni “uno”, ci siamo proprio noi. Cominciamo allora a riconoscerci nel volto del prossimo, nella sua storia, percorriamo i suoi passi. Capiamo quanto non sia sufficiente contare. Decidiamo di agire.

E dunque è questo che vogliamo fare con un mese e mezzo, oltre cento eventi, centinaia di relatori, migliaia di partecipanti: ridare un volto e un nome a dei numeri che, per quanto spaventosi, sono difficili da tradurre in quello che davvero rappresentano.

In conclusione, è stata un’edizione molto intensa e stimolante, che ci ha fornito importanti spunti di riflessione, sia per le edizioni future, sia per il nostro approccio alla quotidianità. Siamo felici di poter crescere insieme sempre un po’ di più, anno dopo anno, e speriamo che queste sensazioni di presa di consapevolezza, unione, commozione, ma anche divertimento e serenità siano condivise con tutte le persone che hanno partecipato.